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Innovazione e competenze, U-Power è leader nelle calzature antinfortunistiche

di Alessandro Dattilo
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Diecimila distributori, uffici commerciali in tutta Europa, un portafoglio di brevetti e proprietà intellettuale senza paragoni, U-Power continua a investire in safety, sviluppo di materiali, sistemi di produzione. Giovanni Falco, general manager del Gruppo, ci parla di sostenibilità e responsabilità sociale, partnership e competenze distintive. «Le nostre scarpe interamente carbon neutral. E per comunicare il brand, testimonial di livello come Diletta Leotta e Gerard Butler».

 

Il Gruppo U-Power nasce ufficialmente nel 2006 a Paruzzaro (Novara), ma le radici d’impresa sono molto più solide e profondamente legate alla storia del fondatore, Pier Franco Uzzeni, che negli anni Settanta rilevò l’azienda famigliare portandola a diventare leader mondiale nella produzione di calzature di sicurezza, prima di venderla a un fondo di private equity all’inizio degli anni Duemila.

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Giovanni Falco, Group Managing Director U-Power

«Credo che moltissimi imprenditori – spiega Giovanni Falco, Group Managing Director di U-Power – si sarebbero fermati nel momento della vendita, che rappresentava la chiusura naturale di un percorso di successo. Ma la passione di Pier Franco Uzzeni per il mondo della calzatura professionale era tale che dopo pochi anni decise di ripartire con una vera e propria startup. Nonostante il fatto che i primi anni di vita di U-Power abbiano coinciso con la profonda crisi economica del 2008 e 2009, in un lasso di tempo incredibilmente breve non solo ha reso il neonato brand U-Power il marchio leader in Europa, ma addirittura ha ricomprato tutti i marchi e tutti gli asset produttivi del suo Gruppo precedente».

Quali sono i prodotti e servizi dei vostri brand principali?

Il Gruppo U-Power è leader assoluto nella produzione e distribuzione di calzature antinfortunistiche, come confermato da uno studio del mercato europeo di Euromonitor. Da alcuni anni abbiamo deciso di implementare la nostra offerta, introducendo una collezione totalmente innovativa di abbigliamento da lavoro, sempre a marchio U-Power, con risultati eccezionali, che confermano come il mercato sia sempre pronto a recepire novità e a riconoscere il vero valore dei prodotti offerti.

La qualità del prodotto è fondamentale per tradurre l’interesse in acquisto

Sulla scia di questa esperienza di successo, stiamo già lavorando a una ulteriore integrazione di altri prodotti di protezione individuale (guanti e caschi), rispondendo così a una precisa richiesta della nostra rete distributiva.

In che settori produttivi e mercati di riferimento vi muovete?

In questo momento – come ho già anticipato – siamo leader assoluti in Europa. Se decliniamo l’analisi nei singoli mercati nazionali, siamo leader assoluti in Italia e Francia, siamo uno dei principali attori sul mercato spagnolo e in forte espansione in Germania e UK. In ogni caso, vendiamo in ogni singolo stato europeo: è nostra intenzione crescere in ogni nazione, anche quelle dove oggi non siamo ancora presenti come vorremmo.

Ci spiega in sintesi il vostro modello di business?

Anche se siamo molto vicini al consumatore finale, che raggiungiamo attraverso importanti campagne mediatiche, il nostro modello di business è esclusivamente B2B. Abbiamo circa 10mila clienti attivi in Europa (dalla ferramenta al grossista, dal magazzino edile al distributore di antinfortunistica e così via). È chiaro che il nostro cliente target è l’artigiano e la piccola e media industria, ovvero quelle realtà che hanno un processo decisionale rapido e budget di spesa più importanti a livello unitario: la nostra forte comunicazione mediatica (investiamo il 7% del nostro fatturato in comunicazione, una cifra credo senza paragoni nel nostro settore) crea l’interesse dell’utilizzatore finale, ma naturalmente la qualità evidente sin dalla prima prova di indosso dei nostri prodotti (siano essi scarpe o abbigliamento da lavoro) è fondamentale per tradurre l’interesse in acquisto.

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Con grande soddisfazione vediamo che sempre di più anche la grande industria e i grandi datori di lavoro in generale chiedono i nostri prodotti: è una domanda che cresce al loro interno da parte dei dipendenti e dei sindacati stessi, che vogliono avere U-Power perché a loro volta sanno da amici e conoscenti quanto siano validi i prodotti che offriamo.

Cosa vi distingue dai vostri competitor?

Indicherei almeno 6 punti:

  • Nessuno dei nostri competitor ha una rete distributiva come la nostra (lo ripeto con orgoglio: 10mila distributori attivi, un numero in continua crescita).
  • A mia conoscenza, nessuno dei nostri competitor ha un portafoglio di brevetti e di proprietà intellettuale comparabile con il nostro (abbiamo a oggi 18 tra brevetti concessi e patent pending, a conferma della nostra volontà di essere innovativi).
  • Abbiamo una rete di uffici commerciali con personale dedicato nei principali mercati europei (Italia, Francia, Spagna, Germania, UK, ecc) e un magazzino dedicato in UK che ci ha permesso di bypassare tutti i problemi relativi alla Brexit.
  • Nessuno dei nostri competitor comunica a livello mediatico quanto noi. Abbiamo appena affiancato a Diletta Leotta, con cui collaboriamo da tempo con enorme soddisfazione, un brand Ambassador di livello mondiale come l’attore scozzese Gerard Butler.
  • Nessuno dei nostri competitor ha una struttura produttiva di proprietà come la nostra in Tunisia, a 24 ore di nave dai mercati europei, con oltre 5.000 dipendenti e capacità produttive importantissime che permettono di reagire velocemente alle mutevoli esigenze del mercato.
  • Abbiamo internalizzato la nostra logistica tre anni fa, perché vogliamo essere sempre più vicini alle esigenze di parcelizzazione delle singole spedizioni e dei singoli ordini dei nostri clienti. Credendo che questa esigenza sia destinata a crescere nel tempo, abbiamo deliberato un investimento di oltre 15 milioni di euro per una nuova logistica fortemente automatizzata che migliorerà ulteriormente la nostra risposta alle esigenze dei nostri clienti partner.

Che genere di attenzione date alla Safety dei lavoratori?

Da sempre anticipiamo l’evoluzione delle normative europee in materia di protezione dei nostri prodotti, perché queste evoluzioni migliorano sempre la sicurezza per il lavoratore. Non aspettiamo mai che diventino ufficiali e obbligatorie, pur sapendo che il legislatore concede normalmente 18 mesi per l’adeguamento ai nuovi standard: infatti quando le normative escono sulle gazzette ufficiali, noi già da mesi produciamo nel loro rispetto.

Materie prime, materiali, componenti, nuovi sistemi di produzione. Qual è il vostro focus sulla ricerca?

Investiamo molto nella ricerca e sviluppo. Al riguardo ho una mia personale opinione, che nasce da una semplice analisi di cosa è successo negli altri settori dove ricerca e sviluppo sono diventate fondamentali: queste tipologie di spesa sono destinate a crescere in maniera importantissima. I competitor più piccoli rischiano di non avere abbastanza risorse per poter seguire questo trend, e contemporaneamente i grandi gruppi – che creano a loro volta le nuove tecnologie – non hanno interesse economico a destinarle a tanti piccoli produttori, i quali comunque necessitano di costi di gestione importanti. Di fatto, concentrano i loro sforzi solo sui grandi player, in una logica coerente di ottimizzazione dei costi di gestione e soprattutto di coerenza con il posizionamento dei valori insiti nelle singole nuove materie.

Per quanto riguarda i brevetti e le tecnologie di terze parti, crediamo molto nella ricerca e nello sviluppo

Come Gruppo siamo secondi solo ad Adidas a livello mondiale nell’acquisto – ad esempio – di Infinergy di Basf. Devo sottolineare come la collaborazione stretta con Basf abbia portato alla creazione di materiali, per noi esclusivi, rivoluzionari nell’ambito dei materiali utilizzati per le suole, gli inserti e i soletti all’interno delle nostre scarpe.

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Siamo molto contenti delle collaborazioni con GORE-TEX, Vibram, Boa, solo per citare alcuni tra i brand più conosciuti al mondo per la produzione di calzature non solo antinfortunistiche. Vediamo con soddisfazione come i nostri partner, non appena creano un nuovo prodotto, siano immediatamente pronti a proporcelo e ad accettare le nostre eventuali suggestioni.

In merito ai sistemi produttivi sviluppati internamente negli anni, clienti e fornitori che visitano il nostro impianto in Tunisia ci dicono che a livello di produttività i sistemi non temono confronto rispetto a tutte le altre fabbriche visitate. Naturalmente questo processo di implementazione dei layout industriali è naturalmente in continua crescita. Per quanto riguarda i brevetti e le tecnologie di terze parti, crediamo molto nella ricerca e nello sviluppo: 18 tra brevetti concessi e patent pending sono un numero molto importante, ma questa quota è destinata a crescere costantemente.

Quali competenze devono avere i manager che si occupano di innovazione?

Innanzitutto la curiosità. Bisogna essere curiosi, guardare cosa accade anche in altri mondi come quello sportivo, cogliere ogni possibile sinergia. Poi la creatività e la voglia di novità sono naturalmente fondamentali, ma è altrettanto fondamentale avere la sensibilità di capire quali siano realmente i valori importanti per il nostro utilizzatore finale. In questo, l’interazione tra forza vendita e clienti è indispensabile.

A noi non interessa il “sell in” dei nostri prodotti sullo scaffale dei distributori: l’obiettivo è che al “sell in” faccia seguito un “sell out” rapido e importante. È quindi decisivo che le tecnologie siano facilmente comprensibili e spiegabili: solo così venditori e partner possono trasmettere le caratteristiche e le unicità dei nostri prodotti.

Innovazione significa anche sostenibilità e responsabilità sociale.

Partiamo da un dato di fatto inconfutabile: siamo stati i primi produttori di calzature antinfortunistiche al mondo a presentarci sul mercato con una scarpa interamente “carbon neutral cradle to grave”, ovvero con un calcolo dell’impronta carbonica che arriva sino allo smaltimento del prodotto usato: per quanto ne so, in questo momento continuiamo a essere gli unici.

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È stato un percorso lungo e impegnativo: fin dal primo momento abbiamo preso le distanze da soluzioni di facile greenwashing, spesso poco dimostrabili e comunque di marginale impatto reale. Noi abbiamo seguito esattamente quanto indicato dalle Nazioni Unite come soluzione per salvare il Pianeta, certificando con enti riconosciuti a livello mondiale la nostra impronta carbonica, riducendola al massimo con materiali e processi certificati, e compensando il residuo con crediti certificati dalle Nazioni Unite.

La parità di genere non è mai stata oggetto di discussione al nostro interno: abbiamo infatti una altissima percentuale di donne nelle posizioni manageriali del Gruppo. Sono molteplici gli esempi di interventi a livello di responsabilità sociale, ne cito alcuni tra i tanti: in Tunisia abbiamo offerto la mammografia a tutte le donne che ne hanno fatto richiesta; abbiamo oltre 20 autobus che permettono il commuting del personale verso e dalla fabbrica, abbiamo messo a disposizione e accompagnato la campagna vaccinale all’interno dei nostri stabilimenti, e così via.

Per chiudere, un accenno al design e alla comunicazione del brand…

Pier Franco Uzzeni – che discute, approva e prova personalmente ogni singolo prodotto che esce sul mercato – ha indicato fin dall’inizio la nostra mission: rendere etica la vita del lavoratore, fornendo prodotti belli, tecnologicamente avanzati, con il massimo del comfort. Le nostre campagne mediatiche hanno sicuramente trasmesso questo messaggio, e vediamo con profondo orgoglio quanti lavoratori tengano anche dopo l’orario di lavoro le scarpe e l’abbigliamento U-Power, per la loro vita sociale, da un meritato aperitivo al bar fino a una passeggiata in centro con la famiglia. Questo perché siamo stati capaci di rendere fashion e cool la calzatura e l’abbigliamento da lavoro, con un design chiaramente identificabile a partire dal logo, senza cedere ad alcun compromesso sulla qualità e il comfort, anzi enfatizzando il benessere del lavoratore che veste U-Power.

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Investiamo moltissimo in comunicazione, con un gran numero di spot televisivi prime time che accompagnano costantemente le vendite dei nostri prodotti e stimolano la curiosità per tutte le novità U-Power. Naturalmente siamo molto presenti sui social, sulla carta stampata soprattutto sportiva, e a 360 gradi in tutto ciò che è comunicazione ai massimi livelli. Aver scelto di affiancare a una testimonial di assoluto spessore e notorietà come Diletta Leotta, un attore di fama mondiale come Gerard Butler, è un segno della nostra assoluta volontà di investire sulla brand awareness del marchio, per essere in maniera concreta sempre più partner veri con i nostri distributori.

 

Alessandro Dattilo

 

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