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Giorgio Ferraris: «L’innovazione ci aiuta a garantire l’affidabilità»

di Valentina Tafuri
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Selezionato da Forbes fra i 100 migliori manager dell’anno, l’AD di Fine Foods & Pharmaceuticals ci spiega come si raggiungono alti standard qualitativi. «Siamo un’azienda “capital intensive”: per questo occorre essere molto attenti ad anticipare le esigenze del mercato».

 

«Lavoriamo per garantire il successo ai nostri clienti: questo per noi significa adeguarci alle esigenze di un mercato che si aspetta affidabilità dei processi e gestione del rischio di interruzione della produzione in un settore, quello farmaceutico, dove anche il minimo errore può creare problemi enormi». Lo afferma l’AD di Fine Foods, azienda quotata in Borsa, specializzata nello sviluppo e nella  produzione farmaceutica, nutraceutica e cosmetica per conto terzi. Giorgio Ferraris è stato anche scelto da Forbes nel 2023 fra i 100 migliori manager dell’anno.

Nata come laboratorio di studio della tecnologia della granulazione a letto fluido per l’industria alimentare e farmaceutica, Fine Foods di quegli inizi ha conservato il nome e l’approccio che le consente oggi di essere un’impresa full service in grado di realizzare ogni step produttivo del farmaco, fino alla consegna alla catena di distribuzione.

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Innovazione ed eccellenza per Fine Foods in che cosa si traducono?

Per noi eccellenza vuol dire essere apprezzati da tutti i nostri stakeholder, attrarre e trattenere clienti e talenti, garantire alti standard qualitativi: questo si traduce nel disporre di processi e dell’organizzazione che soddisfano le esigenze dei nostri clienti. Far stare bene le persone che lavorano per noi è fondamentale, per questo curiamo molto la formazione e siamo molto attenti al benessere dei nostri dipendenti, che ci ricambiano con un tasso di retention altissimo per un’area industrializzata come la Lombardia. Producendo farmaci, per i quali la ricerca viene fatta dai colossi farmaceutici, la nostra innovazione è volta soprattutto all’aspetto organizzativo per garantire affidabilità e qualità. Per questo ci concentriamo su una gestione maniacale del dettaglio: elemento essenziale, nei nostri settori di riferimento, per il raggiungimento del risultato.

L’innovazione di prodotto riguarda invece maggiormente la nostra divisione nutraceutica, gli integratori alimentari: l’azienda fornisce soluzioni ready to market e tailor made grazie alla capacità tecnologica e formulativa maturata. Le formulazioni ready to market soddisfano le esigenze dei clienti di rapidità, mentre i prodotti tailor made quelle di innovazione e unicità. Anche nella divisione cosmetica, dove c’è massima dinamica e maggiore spazio di manovra, vengono realizzati prodotti innovativi in linea con i trend di consumo.

C’è una sfida innovativa che vorrebbe intraprendere?

Siamo molto attenti a ciò che si sta affacciando nel mondo, come l’Intelligenza Artificiale, per studiarne gli ambiti di applicazione nella nostra realtà.

La sfida ordinaria è invece una sfida industriale. Siamo un’azienda “capital intensive”, che richiede cioè investimenti in stabilimenti molto costosi. Bisogna dunque essere molto attenti ad anticipare le esigenze del mercato e ad avere attività di controlling molto avanzato per verificare costantemente il ritorno sugli investimenti.

Che consiglio darebbe a chi vuole fare impresa per avere successo?

Innanzitutto è importante capire il contesto industriale nel quale ci si vuole muovere, perché lo sforzo industriale deve essere adeguato all’obiettivo da raggiungere.

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Bisogna avere le idee chiare sulla propria strategia, quindi condurre verifiche di mercato per poi implementare la propria proposta. È  fondamentale per chi fa impresa, inoltre, trovare le persone giuste. Oltre una certa dimensione e in settori complessi, il modello del one man show rischia di essere un forte limite alla crescita dell’azienda.

Parlava di innovazione nella gestione delle risorse umane nella vostra organizzazione. In che senso lo è?

Crediamo che le aziende di successo siano fatte di persone con una certa forma mentis e una predisposizione all’imprenditorialità.

Abbiamo affrontato il tema delle risorse umane con metodo scientifico e selezioniamo i nostri dipendenti attraverso strumenti sofisticati, per esempio un test con oltre 160 punti, che ci consentono di capire se le persone che intervistiamo sono adatte a quello che facciamo. 

Oltre alla competenza tecnica specifica nell’ambito in cui la persona dovrà lavorare, per noi conta molto l’aspetto dell’intelligenza emotiva: curiosità, voglia di imparare e di crescere, motivazione al raggiungimento dei risultati insieme a serietà, rispetto degli altri, assertività, sono le caratteristiche che cerchiamo nei candidati che si presentano da noi. Con un tasso di retention del 95% l’anno scorso, non abbiamo difficoltà ad attrarre persone, tanto che nel 2023 abbiamo ricevuto oltre 11mila candidature spontanee.

L’attenzione alle persone rientra nel modo in cui affrontate il tema della sostenibilità, che avete attuato anche quando non era un argomento così attuale come lo è adesso.

È corretto. Abbiamo sempre fatto quello che un’azienda ben gestita dovrebbe fare per non rischiare di interrompere la produttività.

Agiamo per il bene dell’ambiente e della società e questo per noi significa innanzitutto fare le cose per bene. Un esempio è lo studio che abbiamo fatto sull’ergonomia, facendo una mappatura di tutte le nostre linee di produzione, per evitare ai nostri addetti il sollevamento improprio di pesi e le torsioni busto che si traducono in malattie da lavoro nel lungo termine.

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Da sempre abbiamo certificato i nostri processi, a garanzia della qualità e dell’affidabilità della nostra azienda. E, più di recente, abbiamo ottenuto il rating Platinum con la valutazione di sostenibilità EcoVadis, posizionandoci al top tra circa centomila aziende in Europa.

 

Valentina Tafuri

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