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POLIMI a IAC 2024: «Un’occasione per ampliare progetti»

di Annarita Cacciamani
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All’evento internazionale IAC abbiamo incontrato Francesco Topputo, professore ordinario di Sistemi spaziali al Politecnico di Milano, che ci ha spiegato i principali progetti di ricerca del dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali.

La space economy è un settore in grande crescita. Lo dimostra il record di presenze dell’edizione 2024 di IAC, il Congresso internazionale di astronautica, che si tiene a Milano dal 14 al 18 ottobre. «È il più grande raduno di professionisti dello spazio mai realizzato, con oltre 11mila partecipanti, 30 viaggiatori dello spazio e il primo Global Space Leaders Summit con la presenza di più di 60 capi e leader di agenzie spaziali di tutto il mondo», ha dichiarato Clay Mowry, presidente della Federazione Astronautica Internazionale (IAF) durante l’inaugurazione. Tra gli espositori anche il Politecnico di Milano, che svolge ricerca in campo aerospaziale. Francesco Topputo, professore ordinario di Sistemi spaziali nel dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano, ha raccontato ad Innovation Hero i progetti su cui il Politecnico si sta concentrando in questo periodo.

Di cosa si occupa il suo dipartimento?

Ci occupiamo di ricerca in ambito aerospaziale e cerchiamo di trasferire i risultati nel nostro lavoro in applicazioni concrete per l’ingegneria aerospaziale e per altri campi, come, ad esempio, la fluidodinamica. La nostra è una ricerca di frontiera nel campo dell’aeronautica e dell’aerospazio e ha un respiro interdisciplinare. Fino a una decina di anni fa eravamo focalizzati soprattutto sull’ingegneria. (Il Ministero dell’Istruzione definisce la ricerca di frontiera come “lavori sperimentali o teorici svolti per acquisire nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e di fatti osservabili, indipendentemente dalla previsione di applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette”, ndr).

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Francesco Topputo

Che significato ha la vostra presenza a IAC 2024?

Prima di tutto questa edizione ha una valenza simbolica perché quest’anno non siamo noi ad andare al Congresso ma è il Congresso a venire da noi, in Italia, quindi potremo avere una presenza importante per mostrare i nostri progetti. Penso che questa scelta riveli che l’astronautica è un settore in grandissima crescita. Per noi è una vetrina importantissima, dove poter presentare i risultati delle nostre ricerche, e un luogo dove per poter interagire con gli altri presenti e creare network per sviluppare progetti ancora più ampi.

Collaborate con le industrie del settore? In che modo?

La nostra collaborazione con le industrie è molto intensa. Al nostro dipartimento viene riconosciuta una particolare bravura nel disegno di missione. Cioè, concepiamo le missioni e le studiamo facendo simulazioni. Poi, però, serve chi le implementi ed entrano in gioco le aziende che costruiscono i satelliti. Collaboriamo inoltre anche con l’Agenzia Spaziale Europea e l’Agenzia Spaziale Italiana. Le agenzie fanno da tramite tra noi e le imprese e, soprattutto, si occupano dei rapporti con le istituzioni e i centri decisionali.

Quali sono i principali progetti di ricerca cui vi state dedicando in materia di aerospazio?

L’obiettivo del nostro fare ricerca è quello di sfociare in qualcosa di concreto e fruibile dall’industria. Tra i temi di ricerca su cui siamo concentrati in questo momento ci sono gli aeroplani elettrici, dove dobbiamo studiare problemi quali la struttura del motore e delle batterie, gli elicotteri, dove ci si concentra su manovrabilità e rumore, il convertiplano, dove studiamo affidabilità, sicurezza, leggerezza dell’ossatura. In tema spaziale, invece, sono temi di studio la creazione di satelliti sempre più piccoli e a basso costo, l’autonomia del satellite per renderlo in grado di decidere in autonomia. Infine, ultimo tema è il problema della spazzatura spaziale e del tracciamento dei detriti dei satelliti per capire dove sono.

In che modo il mondo accademico, anche in futuro, può contribuire allo sviluppo dell’industria aerospaziale italiana ed europea?

Come accademia cerchiamo di anticipare le tendenze e farle arrivare alle aziende. Cerchiamo di generare invenzioni e di non rimanere chiusi in laboratorio. Deve attuarsi il fondamentale trasferimento tecnologico tra università e impresa.

Annarita Cacciamani

Cover photo: Freepik

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