All’evento IAC 2024 abbiamo incontrato il Preside della scuola di Ingegneria aerospaziale dell’Università La Sapienza di Roma, che ha spiegato come università, industria e agenzie siano sempre più unite per crescere e sviluppare progetti di ricerca innovativi e impattanti sulla space economy.
L’intelligenza artificiale può rendere i satelliti autonomi, e l’aerospazio è uno dei settori in cui trova applicazioni significative per compiere un importante salto di qualità. Ad esempio, la Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’Università La Sapienza di Roma sta sviluppando, insieme all’Agenzia Spaziale Italiana, un progetto che punta a rendere un satellite capace di risolvere autonomamente le proprie problematiche. In occasione del Congresso internazionale di astronautica, ce ne ha parlato il preside della Scuola, Giovanni Palmerini, professore ordinario di Navigazione e Sistemi spaziali.

Giovanni Palmerini
A chi si rivolge e quali percorsi offre la Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’Università La Sapienza?
La Scuola ha quasi un secolo di vita. Nacque nel 1926 per offrire una formazione specifica sull’aeronautica, che all’epoca si stava sviluppando, agli ingegneri. Poi dagli anni ‘60 il focus della Scuola è diventato l’aerospazio. È un settore molto vasto, che non si può esaurire in un solo corso di laurea, quindi offriamo una formazione ulteriore. Ci rivolgiamo a ingegneri neolaureati che vogliono approfondire il settore e specializzarsi in questo ambito oppure figure senior che già lavorano nell’aerospazio. La caratteristica principale del percorso di studi è l’offrire una formazione che affianca alla teoria, molta pratica nei nostri laboratori.
Quali tecnologie sono presenti nei vostri laboratori e a quali settori si possono applicare?
La Scuola studia e fa ricerca nell’intero ambito aerospaziali. In questo momento stiamo facendo ricerca sulle tecniche per determinare la posizione dei satelliti, sulle tecniche di lancio da strutture mobili, sulla propulsione ramjet e sul controllo di grandi strutture spaziali. Quest’ultimo filone di ricerca, in particolare, potrebbe portare ad applicazioni importanti legate al monitoraggio ambientale.
In che modo collaborate con istituzioni ed aziende?
Essere aperti alla collaborazione con industria, agenzie e altri enti di ricerca è fondamentale per ottenere risultati ed anche per ottenere risorse, senza le quali, dobbiamo dirlo, si fa poco. Possono essere diverse occasioni e modalità di collaborazione con le imprese. A volte le aziende hanno bisogno di competenze particolari per trovare soluzioni ai problemi che si presentano; altre volte ci viene richiesta una consulenza per così dire “industriale” per capire come poter entrare nel settore aerospaziale. In altri casi ancora portiamo noi proposte all’industria e le sviluppiamo insieme. Abbiamo, inoltre, un paio di spin-off nati all’interno della nostra Scuola. Uno di questi si occupa dell’analisi dei dati del telerilevamento: è proprio nei dati che risiede il valore per l’industria italiana.
Come si inserisce una tecnologia come l’intelligenza artificiale nella vostra attività?
L’industria spaziale è un’industria di nicchia che sta però crescendo tantissimo. L’intelligenza artificiale può davvero aprire prospettive di sviluppo importanti. Può essere utilizzata, per esempio, per analizzare le immagini captate dai satelliti in orbita, per trattare direttamente a bordo del satellite i dati e capire quali è utile trasmettere a terra e quali no. Altro aspetto importante è il suo utilizzo nel puntamento satellitare e capire quali sono le aree con la migliore visibilità. Stiamo, infine, sviluppando con l’Agenzia Spaziale Italiana un progetto per la gestione a bordo del satellite dei problemi. È di grandissima importanza perché consentirebbe di arrivare ad avere un’intelligenza artificiale in grado di risolvere eventuali problemi del satellite senza necessità di un intervento umano da terra.
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