Erasmo Carrera è professore ordinario di costruzioni e strutture aerospaziali al Politecnico di Torino. Innovation Hero l’ha intervistato in qualità di chairman dell’edizione 2024 dell’International Astronautical Congress (IAC), che per la prima volta si è svolto a Milano.
Una delle figure di maggior rilievo nel mondo dell’aerospazio italiano, con una lunga carriera accademica alle spalle, oggi Erasmo Carrera guida il gruppo di ricerca Mul2 al Politecnico di Torino, è il coordinatore della neonata società consortile Space It Up ed è presidente dell’Italian Association of Aeronautics and Astronautics (AIDAA). Durante IAC 2024 ci ha raccontato il suo percorso e l’importanza del congresso che ha segnato diversi record nel contesto italiano, per esempio la metà dei partecipanti Under35.
Come si è avvicinato e appassionato a questo settore?
Il mio interesse per l’aerospazio nasce dalla passione per le costruzioni in generale. Le costruzioni aerospaziali sono tra le più complesse che si possano immaginare. Sono strutture leggere, che richiedono un’ottimizzazione estrema per ottenere la massima leggerezza. Questa peculiarità mi ha affascinato, spingendomi a dedicarmi a questo campo. Sono poi diventato, infatti, professore di costruzioni e strutture aerospaziali. Questa mia passione mi ha anche permesso di conoscere i talenti italiani nel settore, specialmente al Politecnico di Torino, dove hanno operato figure di grande rilievo. Da questo è nato il mio interesse per l’aerospazio, che mi ha portato a studiare e approfondire i vari aspetti delle macchine aeronautiche e spaziali e ad appassionarmi sempre di più.
Lei è stato il chairman dell’edizione 2024 di IAC. Può tracciare un bilancio di questa edizione?
Lo IAC è il più grande congresso mondiale di astronautica, organizzato dalla Federazione Internazionale di Astronautica. Ogni anno si conferma un punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di spazio. Il congresso è cresciuto molto in questi ultimi decenni, passando da alcune centinaia di partecipanti nelle prime edizioni a decine di migliaia negli ultimi anni. L’edizione 2024, che si è tenuta a Milano, ha segnato un record storico di partecipazione con oltre 15 mila presenti, superando anche i numeri delle edizioni precedenti, come quella straordinaria di Parigi. È stato un successo reso possibile grazie alla sinergia di numerosi attori, come l’Agenzia Spaziale Italiana e importanti player industriali quali Leonardo e Thales Alenia Space, che hanno collaborato con la Federazione per fare di questa edizione un evento indimenticabile. L’edizione italiana ha segnato anche un record assoluto per un evento spaziale: con l’organizzazione di questo congresso, insieme all’International Council of the Aeronautical Sciences (ICAS) di Firenze e a un importante evento sull’acustica, tutti ospitati per la prima volta in Italia nello stesso anno, abbiamo contribuito a portare il nostro Paese al centro del panorama aerospaziale mondiale.

Erasmo Carrera
Quali sono le novità e le progettualità più significative emerse dal congresso?
Uno degli aspetti più significativi di questa edizione è stata la forte partecipazione dei giovani e del mondo accademico. Abbiamo voluto dare grande rilievo alla componente studentesca, raggiungendo un traguardo importante: per la prima volta, più del 50% dei partecipanti aveva meno di 35 anni. Abbiamo ospitato team studenteschi provenienti da ogni parte del mondo, non solo europei ma anche da aree come l’America Latina, l’Africa, l’India e l’Arabia Saudita, offrendo loro supporto economico per rendere la loro partecipazione possibile. Questi giovani hanno portato un grande entusiasmo e una passione travolgente, arricchendo l’evento con il loro contributo. Poi abbiamo dato spazio a molte associazioni italiane e a diverse iniziative, come il simulacro della capsula Apollo 11, una riproduzione perfettamente identica anche nei dettagli elettronici, e una copia del satellite San Marco, primo satellite italiano. Inoltre abbiamo promosso eventi dedicati alle donne nel settore spaziale e dato voce a vari gruppi che si occupano di temi cruciali per il futuro del settore. A livello istituzionale, uno degli eventi più importanti è stato il summit dei presidenti delle agenzie spaziali mondiali, che si sono incontrati per la prima volta tutti insieme a Milano. 63 presidenti hanno partecipato, un’occasione senza precedenti che ha favorito un confronto diretto sui temi più rilevanti e sulle strategie future per l’esplorazione spaziale e la sostenibilità. Quest’ultimo è stato, infatti, il tema principale di IAC 2024: la responsabilità e sostenibilità nello Spazio. In linea con questo tema, sono stati presentati molti progetti italiani legati alla riduzione dei detriti spaziali e allo sviluppo di costellazioni satellitari, come Copernicus e IRIS 2, progetti in cui l’Italia gioca un ruolo importante. Anche nell’ambito dell’esplorazione spaziale, il nostro paese ha un ruolo chiave, contribuendo con la NASA alla missione Artemis e sviluppando habitat e rover per la Luna.
Quali sono i principali progetti a cui si sta dedicando il gruppo di ricerca da lei coordinato al Politecnico di Torino?
Il gruppo Mul2 si occupa di strutture leggere e, in particolare, di due temi principali in ambito spaziale. Il primo riguarda la costruzione di moduli gonfiabili per habitat spaziali, che vengono imbarcati in dimensioni ridotte e successivamente espansi in orbita per creare ambienti abitabili per gli astronauti. Questi moduli rappresentano una soluzione ideale per missioni lontane dalla Terra, come le missioni attorno alla Luna o su Marte, dove è fondamentale avere uno spazio abitativo maggiore. Il secondo tema su cui stiamo lavorando riguarda le antenne spaziali, dispositivi necessari per la comunicazione e l’accumulo di energia. Le antenne devono essere molto leggere, spesso di grandi dimensioni, e costruite con materiali innovativi. Collaboriamo su questi progetti con istituzioni di alto profilo, come il Caltech, in California, e l’Università di Tokyo, e grazie ai nostri studi e mezzi di calcolo siamo riconosciuti a livello mondiale nel settore.
Da pochi mesi è nata la società consortile Space It Up, coordinata dal Politecnico di Torino. Perché rappresenta un passo avanti importante nell’ambito della ricerca aerospaziale?
Space It Up è una società consortile pubblico-privata, nata con l’obiettivo di rafforzare il settore aerospaziale italiano. Il consorzio riunisce tutte le principali università, centri di ricerca e aziende del settore in Italia, creando una rete di collaborazione mai vista prima. Space It Up è stato finanziato anche dall’Agenzia Spaziale Italiana, con l’obiettivo di sviluppare tecnologie che saranno utilizzabili nei prossimi dieci o venti anni. L’attività della società è focalizzata su temi come la protezione del pianeta e l’esplorazione spaziale, lavorando su tecnologie innovative, sensori e configurazioni per nuove macchine spaziali. Le ricerche all’interno di Space It Up sono orientate su due fronti principali: la protezione del pianeta, ad esempio con tecnologie per il monitoraggio e la riduzione dei detriti spaziali, e l’esplorazione spaziale, con lo sviluppo di habitat avanzati per missioni a lungo termine. La società rappresenta un passo avanti per l’Italia e ha l’ambizione di svolgere un ruolo di primo piano a livello internazionale, contribuendo a progetti come quelli dell’esplorazione lunare e di Marte.
Di cosa si occupa invece AIDAA, l’associazione da lei presieduta?
L’Associazione Italiana di Aeronautica e Astronautica è stata fondata nel 1920 con l’obiettivo di promuovere l’aviazione civile e militare in Italia. Tra i fondatori figuravano personalità illustri come Vito Volterra e Guglielmo Marconi, che hanno contribuito in modo significativo alla nascente aeronautica italiana. Attualmente, AIDAA è un punto di riferimento accademico, con una base composta principalmente da professori, ricercatori e studenti. L’associazione promuove la cultura aerospaziale attraverso seminari e congressi biennali, e si occupa di portare in Italia eventi internazionali per dare visibilità al settore.
In che modo il mondo accademico può aiutare l’industria aerospaziale?
La collaborazione tra accademia, industria e enti governativi è essenziale per il successo del settore aerospaziale. Questo modello, conosciuto come “triple helix,” si basa su un’interazione continua tra i tre settori. Affinché questa sinergia funzioni, è importante che ciascuno svolga il proprio ruolo senza invadere il campo degli altri. Spesso, però, accade che ciascun settore tenti di coprire compiti non propri, creando confusione e inefficienza. È fondamentale che le istituzioni siano dirette da persone competenti, in grado di mettere l’interesse generale al primo posto.
