Lorenzo Cibin, oggi Chief Technical Office (CTO) di Tomelleri, è coautore del brevetto del telescopio FlyEye: in questa intervista ci spiega il suo funzionamento e le potenzialità in campo aerospaziale.
Da oltre 30 anni nel mondo dell’aerospazio, Lorenzo Cibin, CTO di Tomelleri, è tra i creatori di uno strumento ottico utile alla scoperta di asteroidi e detriti spaziali. Lo abbiamo intervistato a margine dell’International Astronautical Congress (IAC) 2024, dove ci ha raccontato le tappe principali della sua carriera, la nascita del brevetto e i suoi progetti futuri.
Come mai ha scelto di specializzarsi nel settore dell’aerospazio?
Ho ormai più di quarant’anni di carriera, di cui trenta nel settore aerospaziale, un percorso multidisciplinare svolto con molta passione che mi ha permesso di portare avanti in contemporanea sia la carriera tecnica nel system engineering, che quella nel project e product management. Dopo l’esperienza maturata negli anni 80 in Olivetti a Ivrea, sono entrato negli anni 90 nel settore aerospaziale, in Carlo Gavazzi Space. Qui ho lavorato inizialmente per la missione Cassini per l’esplorazione di Saturno e progettando per il cliente Alenia il simulatore di terra del radar SAR prodotto e sviluppato da JPL (Jet Propulsion Laboratory). Sempre per Carlo Gavazzi Space ho seguito il CNES (Centre Nationale Etudes Spatiales) occupandomi come responsabile tecnico del progetto del rinnovamento delle stazioni di terra equatoriali per il monitoraggio dei vettori Ariane 4 e 5 con il compito di seguire in tempo reale il comportamento del lanciatore Ariane.

Lorenzo Cibin
Negli anni post 2000, ho avuto la responsabilità tecnica del dipartimento di Test di terra della società OHB Italia occupandomi del progetto degli equipaggiamenti di test per la validazione dei vari sottosistemi che compongono un satellite e della ISS (International Space Station). Per conto dell’Agenzia Spaziale Europea ho avuto la responsabilità tecnica e programmatica del progetto e dello sviluppo della stazione di terra di Santa Maria delle Azzorre equipaggiata con l’antenna in banda S-X per monitorare i lanci del vettore Ariane. Con il trattato di Lisbona siglato nel 2009 dalle nazioni della comunità europea, lo Spazio è diventato a tutti gli effetti un ambiente di cooperazione comune tra gli Stati. Questo concetto si concretizza con la nascita del programma europeo chiamato SSA (Space Situational Awareness).
Come nasce l’idea del telescopio FlyEye?
È maturata l’idea della necessità di uno strumento ottico di terra a grandissimo campo con un’adeguata risoluzione da dedicare alla scoperta degli asteroidi e dei detriti spaziali. Mi quindi sono occupato per conto dell’Agenzia Spaziale Europea dell’avviamento, del progetto e dello sviluppo del telescopio a larghissimo campo di terra per scoprire gli asteroidi e i detriti spaziali, chiamato FlyEye, coordinando inizialmente gli studi con la comunità scientifica per dimostrare la validità del concetto e in seguito occupandomi della realizzazione del primo prototipo. Grazie alla collaborazione con il professore Andrea Milani, ideatore degli avanzatissimi metodi di correlazione orbitale vengono scritte le prime specifiche del telescopio FlyEye, di cui insieme all’ottico e professore Roberto Ragazzoni, oggi presidente di INAF (Istituto nazionale di Astrofisica), e Marco Chiarini, sono coautore del brevetto. Il FlyEye, attualmente sviluppato da OHB Italia, ASI ed ESA, è considerato dalla comunità scientifica internazionale un sistema ottico di terra altamente efficiente per la scoperta e relativa catalogazione dei detriti spaziali e degli asteroidi.
Quali sono le caratteristiche principali del telescopio?
L’architettura del FlyEye è unica nel suo genere: riesce a unire un campo visivo larghissimo, di circa 44 gradi quadrati, a una risoluzione ottimizzata per i principali siti osservativi astronomici europei, mantenendo una precisione nell’ordine del secondo d’arco. Il telescopio è caratterizzato da un’apertura equivalente di un metro e dalla capacità di riposizionarsi rapidamente nella sfera celeste. Il nome “FlyEye” deriva dal suo schema ottico, ispirato alla struttura dell’occhio di una mosca, con singole camere astronomiche che inquadrano specifici sottocampi, permettendo una visione combinata del cielo. Questa soluzione ottica avanzata consente di realizzare un importante strumento di protezione della terra. Con un adeguato network europeo di telescopi di terra FlyEye si è in grado di avvertire con circa una settimana di anticipo la Protezione Civile riguardo possibili impatti di asteroidi di dimensioni tra i 10 e i 100 metri, offrendo un preavviso sufficiente alla popolazione per l’evacuazione delle aree a rischio.
Quali progetti ha presentato a IAC con l’azienda Tomelleri?
Allo IAC2024 (International Astronautical Congress), abbiamo presentato oltre ai classici sistemi opto-meccanici di elevata precisione, la nostra recente montatura equatoriale, progettata per rispondere alle esigenze di osservazione dei detriti spaziali. Questo sistema, sviluppato per OHB Italia e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per il FlyEye, è in grado di ospitare strumentazione osservativa con un diametro di circa due metri e un peso di circa cinque tonnellate. La montatura è realizzata con una serie di soluzioni tecnologiche innovative che assicurano un puntamento estremamente preciso, con una ripetibilità nell’ordine dei secondi d’arco, grazie all’utilizzo di motori “direct drive” per applicazioni astronomiche, che eliminano la necessità di ingranaggi eliminando alla base tutti i “giochi meccanici”. Questa soluzione permette una movimentazione rapida e agile, rendendo la montatura ottimizzata per osservare detriti spaziali nelle varie fasce orbitali, inclusa l’orbita bassa terrestre (LEO).
Qual è il core business di Tomelleri?
Tomelleri ha sede a Villafranca di Verona ed è specializzata nello sviluppo di soluzioni opto-meccaniche di alta precisione per applicazioni astronomiche e di terra per la validazione dei sistemi spaziali. Il nostro core business è la progettazione e realizzazione di sistemi di validazione e test denominati OGSE/GSE (Optical ground support equipment/ground support equipment) oltre alle montature per telescopi e strumenti di osservazione, come dimostra il nostro recente sviluppo della montatura equatoriale per il monitoraggio dei detriti spaziali. Questa esperienza ci consente di affrontare progetti complessi, dove precisione e innovazione sono essenziali.
A cosa si dedicherà nel prossimo futuro?
Nel prossimo futuro, oltre ad offrire il mio supporto tecnico e di sistema come CTO alle aziende italiane coinvolte nel progetto di alcuni sottosistemi che compongono il FlyEye, mi occuperò di dar seguito alle richieste di supporto di System Engineering nello sviluppo di prodotti di terra complessi. Infatti, la necessità della figura professionale del sistemista di equipaggiamenti è divenuta sempre più pressante negli anni correnti perché, con l’aumento della complessità dei vari sottosistemi che compongono un prodotto aerospaziale oppure astronomico, è di cruciale importanza poter valutare in modo critico le scelte iniziali e di architettura che incidono significativamente sul prodotto finale. Diverse aziende che oggi si distinguono nello sviluppo di prodotti nel settore aerospaziale hanno capito che con un’adeguata analisi critica di sistema applicata preventivamente sui nuovi prodotti in corso di progettazione se ne può ridurre drammaticamente sia i costi che i tempi di sviluppo.
