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Marco Zambolin: «In Sintra l’innovazione è un esercizio quotidiano»

di Valentina Tafuri
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Un approccio “out of the box” caratterizza la storia professionale di Marco Zambolin, Presidente di Sintra, acronimo di Sistemi Innovativi di Trattamento Aria, società benefit del novarese. In questa intervista ci racconta il suo percorso, a partire dal primo brevetto fino alla partnership con le ultime Olimpiadi di Parigi.

 

«Per deformazione professionale pensiamo fuori dagli schemi», afferma Marco Zambolin, Presidente di Sintra, 73 anni, di cui oltre 50 passati nel settore del trattamento dell’aria. «Ho iniziato ad occuparmi di impianti di recupero del calore in Magneti Marelli e poi in Pirelli. In un fabbricato di quest’ultima azienda, a Milano Bicocca, mi stavo occupando di un grosso impianto per il risparmio energetico attraverso il recupero dell’aria calda, ma mi resi conto che quell’impianto era molto dispersivo. L’osservazione e l’esperienza mi diedero l’intuizione di realizzare dei canali perforati che diffondessero aria calda, o fredda. Nel 1981 registrai il primo brevetto», racconta. Mixind è il nome di questa tecnologia, brevettata, di pulsione dell’aria ambiente, basata su criteri di ricerca e metodi di calcolo del tutto innovativi, che consente di riscaldare o climatizzare grandi ambienti – civili e industriali – senza spreco di energia, grazie alla capacità di omogeneizzare tutte le temperature mettendo in movimento controllato tutto il volume dell’aria ambiente.

Marco Zambolin

Marco Zambolin

In cosa consiste questa rivoluzionaria tecnologia?

I sistemi che utilizzano la tecnologia impiantistica Mixind consentono di riscaldare e/o climatizzare spazi chiusi di grandi dimensioni attraverso un ridotto numero di canali perforati utilizzati nell’impianto. Ciò consente la riduzione fino a un terzo della taglia dell’impianto, garantendo un’alta efficacia ed un conseguente risparmio di costi economici ed energetici che può raggiungere picchi fino all’80% per i consumi elettrici richiesti dalla ventilazione. 

Ha inventato questa tecnologia nell’81, poi ci sono voluti 15 anni per testarla e perfezionarla. Cosa significa in termini di lavoro, sacrifici e costi, anche a livello personale?

Nel 1982 e 1983, grazie ad un finanziamento del CNR, realizzammo un laboratorio di ricerca nella Torre Piezometrica di Brugherio (provincia di Monza e Brianza), usando il modello matematico di fluido-dinamica del CNR, che ci permise di realizzare che le misure erano molto diverse da quello che era il calcolo teorico. Per questo era necessario continuare questi test attraverso misurazioni fatte in campo su impianti reali. Per i successivi 12 anni abbiamo testato la nostra tecnologia in ambito automobilistico, facendo misurazioni ripetute nel tempo. Abbiamo così acquisito una banca dati che oggi ci consente di poter realizzare impianti anche particolarmente spinti, con garanzia del risultato, in settori, per esempio aerospaziale e farmaceutico, dove il controllo della temperatura è fondamentale non solo per garantire il comfort quanto più spesso per garantire performance tecniche, quali, per fare un esempio, assemblare le parti di un aeromobile.

Tanti anni di sperimentazione, quindi, sono stati impegnativi ma affascinanti e soddisfacenti. Un esempio? Siamo stati scelti come partner delle ultime Olimpiadi di Parigi, dove gli impianti con le tecnologie realizzate da Sintra sono stati dislocati in ben 6 dei siti olimpici tra la Ville Lumière e la regione dell’Ile de France. Inoltre, lo stadio Paris La Défense Arena utilizza le nostre tecnologie.

Paris La Défense Arena - tecnologie aria SINTRA

Paris La Défense Arena

Facendo il punto della situazione nel vostro settore, a che punto siete? Chi sono i vostri competitor?

In realtà non abbiamo tanti competitor vista l’originalità della nostra tecnologia, con la quale riusciamo a spingere l’aria, calda o fredda, fino a 150 metri di distanza, in maniera omogenea, sfruttando regole non tradizionali. Con i nostri sistemi, si superano i problemi della stratificazione del calore, non esistono più i canali di ripresa al suolo, gli impianti diventano più piccoli e meno costosi, con prestazioni energetiche difficili da eguagliare. Ogni impianto viene progettato sulla base non solo delle dimensioni dell’ambiente da ventilare e scaldare/raffreddare, ma anche in base a destinazione d’uso, tipologia di frequentazione e attività che lo spazio ospita. Noi facciamo impianti di climatizzazione ma con la nostra consulenza, paradossalmente, dimostriamo  come sia oggi possibile costruire un edificio climatizzato naturalmente che non abbia bisogno di un impianto di climatizzazione meccanica.

Nel vostro stabilimento raccogliete le acque piovane e reflue e le riutilizzate in un biolago dopo averle depurate. Inoltre avete realizzato un giardino tropicale, creando condizioni climatiche che vi evitano di utilizzare qualsiasi tipo di condizionamento. Vi definite un’azienda sostenibile?

La nostra filosofia è improntata alla sostenibilità sin dalla nostra nascita. Il nostro lavoro in ambito energetico implica un miglioramento della qualità della vita dell’individuo, che è importante anche sul luogo di lavoro. Le piante, inserite in un  ambiente di lavoro confortevole, gradevole, non solo dal punto di vista termico ed igrometrico, migliorano la qualità di vita, anche lavorativa, dell’individuo sensibilizzandolo al rispetto della natura. 

Con i nostri sistemi vogliamo far passare il messaggio che questo tipo di ambiente è realizzabile senza che la qualità sia un lusso. Vogliamo dimostrare che si può fare meglio senza dover percorrere le strade già battute  e senza spendere di più ma semplicemente pensando in modo diverso. 

Come si continua a innovare dopo aver creato una tecnologia particolare come la vostra?

L’innovazione per noi è un esercizio quotidiano per arrivare a progettare degli impianti di nuova generazione, ed è necessaria una grande esperienza. Oggi, con l’expertise acquisita in oltre 35 anni di attività, progettiamo più di 10 progetti al giorno. La base di partenza è una diagnosi analitica del problema, che ci consente di proporre la soluzione tecnica idonea a risolvere quello specifico problema. L’analisi di specifici problemi è uno stimolo a sviluppare nuove tecnologie. Siamo in continuo progresso.

Esterno ETC 2Quali figure professionali lavorano nella sua azienda e che tipo di formazione è richiesta?

Impieghiamo circa 60 persone tra tecnici ed operai, in Italia e in Francia. Molti sono ingegneri ma ci sono anche tanti tecnici. Da auto-didatta e poi da imprenditore con un po’ di esperienza nella gestione dei collaboratori, scherza il nostro, mi rendo conto che chi viene da noi con una formazione rigida e tradizionale fa più fatica ad avere un approccio “innovativo”.  Certo, serve una buona base tecnica ma non è richiesta necessariamente la laurea, quanto piuttosto altre caratteristiche come la capacità di analisi del problema e buone competenze tecnologiche tradizionali ma senza i condizionamenti che, talvolta, studi troppo strutturati implicano. Da noi c’è grande possibilità di crescita interna attraverso la formazione sul campo. Per questo abbiamo realizzato un ETC – Expertise & Technology Center – per accogliere tutta l’attività di ricerca e sviluppo, una fucina di idee che mettiamo a disposizione anche di chiunque abbia voglia di sperimentare. Qui, per esempio, abbiamo realizzato una simulazione per un importante impianto che stiamo realizzando per il Centre Pompidou di Parigi, dove la nostra tecnologia sarà utilizzata nelle sale dove verranno restaurate opere d’arte di valore inestimabile.

 

Velentina Tafuri

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